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Archive for aprile 2012

La serata di proiezione del film EARTHLINGS a Bassano del Grappa svoltasi sabato 14 aprile è stata un grande successo!

La sala della proiezione è stata completamente occupata da più di cento persone intervenute alla serata.

Prima della proiezione è stato servito un ricco buffet vegan seguito da un’introduzione alla serata a cura della Rete V.A.I. e poi dalla proiezione.

Vogliamo ringraziare tutte le persone della rete e non che hanno reso possibile questo evento e chi vi ha partecipato.
Di seguito alcune foto.

Alla prossima!

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www.nuovavicenza.it/2012/04/no-carne-e-derivati-a-vicenza-e-invasione-vegan/

Attivisti della Rete VAI intervistati dalla Nuova Vicenza:

No carne e derivati, a Vicenza è invasione “vegan”

C’è chi è contrario allo sfruttamento degli animali, chi è disgustato dal sapore della carne e chi dalla fredda tecnica industriale che nei macelli uccide mucche, pecore e polli. C’è chi è contro un sistema economico e chi cerca un nuovo equilibrio spirituale. Tante motivazioni diverse, un unico risultato: per il veganesimo è un momento d’oro, e anche a Vicenza si moltiplicano le occasioni per una cena senza carne, ma anche senza latticini, uova e altri prodotti di derivazione animale.
«Il fenomeno è in crescita, nelle persone sta maturando una consapevolezza che prima non c’era» dice Davide Turcato, 33 anni, da due e mezzo vegano. Davide fa parte della rete Vai, Vegani antispecisti informali, gruppo vegano attivo in Veneto e con sede a Marghera. Nel vicentino organizzano qualche cena – spesso nella sede dell’associazione Elemento di Disturbo in contra’ S. Caterina – e banchetti informativi nelle piazze. Sabato prossimo 14 aprile, a Bassano del Grappa, proietteranno il film-manifesto “Earthlings” (con musiche di Moby, dj e vegano celebre) al centro ricreativo di via Friuli 31.
A voler essere maligni, si potrebbe dire che essere vegan, oggi, è anche un po’ di moda. «Per quanto mi riguarda è un discorso etico – spiega Davide Turcato – Io non posso tollerare che vengano sfruttati altri uomini e animali per far vivere me. Faccio una scelta non cruenta. Non solo non mangio animali, ma nemmeno i derivati come latte e uova, non uso prodotti per l’igiene personale testati su animali, non porto capi in pelle». Ma perché non fermarsi al più classico vegetarianesimo? «Quando una mucca smette di produrre latte, viene macellata, di certo non la mandiamo in pensione», spiega Turcato, che è anche donatore Avis, con valori del sangue che definisce perfetti, a riprova che una buona salute non è monopolio dei carnivori. E i costi? «Non è vero che si spende tanto, anzi: vedi il prezzo della carne e del latte, tutti soldi risparmiati. Certo, il tofu e il seitan costano, ma esiste l’autoproduzione: il seitan (una specie di bistecca ricavata dal glutine e dal grano, ndr) si può fare in casa, a prezzi ridotti, ed è una miniera di proteine». Vegano si può, pure a Pasqua, quando è tradizione far fuori il capretto: «Mi siederò a tavola con la mia famiglia senza mangiarlo, per quanto mi riguarda per festeggiare basta un buon bicchiere di vino».

Oltre a Elemento di disturbo, ci sono altri posti dove mangiare vegano: a Marostica c’è il risotrante inOsteria che propone piatti vegetariani e vegani, e a Vicenza c’è da qualche mese ADA Lab (via Framarin, zona banche), un «infoshop/hacklab con annesso un Bed & Breakfast bio-vegan». Se non ci avete capito niente, ecco qua la spiegazione: ADA Lab ha un paio di stanze in affitto, ma è anche una piccola libreria dove si organizzano aperitivi e presentazioni di libri e progetti, con una particolare predilezione per le tematiche tecnologiche (per esempio i corsi di Linux), per il mondo delle autoproduzioni e per le tematiche queer, ovvero di genere. Il nome è un omaggio a Ada Byron Lovelace, ideatrice nell’800 del primo linguaggio di programmazione per computer (che non riuscì a concretizzare in vita).
Ogni venerdì c’è la cena “freegan”, cucinata con verdure scartate da fruttivendoli, negozi e mense, ma ancora in buono stato. «La cena è gratuita e preparata con cibo che altrimenti sarebbe stato buttato perché non più adeguato alla vendita perché ammaccato, o con la confezione danneggiata, ma comunque perfettamente commestibile – spiega “Ada” – Tentiamo di diffondere in questo modo una critica al modello di produzione agricola distorto dal liberismo e di affermare che il cibo dovrebbe essere un diritto e non una merce. Speriamo che le cene freegan non restino circoscritte a ADA Lab ma che tutti capiscano che combattendo lo spreco si può creare un altro modo di resistere alla crisi».
Il variopinto mondo vegan berico comprende anche Andrea Campanella, cuoco e viaggiatore che organizza spesso e volentieri cene vegane presso associazioni o case private. Nel suo sito “Pazzo da viaggiare” ha raccontato il viaggio in bicicletta che lo ha portato intorno al Mediterraneo, cucinando per raccogliere fondi per costruire dei pozzi in Kenia. Anche a Barcellona, Rotterdam, Siviglia. «Dopo la fine del viaggio ho deciso di continuare a sperimentare, fra quindici giorni ho una nuova cena, sul mio sito inizierò presto a segnalarle» racconta Andrea, che nella sua “precedente vita” era un tecnico bancario. Poi ha voltato pagina, anche grazie alla svolta alimentare: «Sono vegetariano, il veganesimo per me è l’obiettivo, ma al formaggio ancora non riesco a rinunciare». La sua “conversione”? In fila ad un semaforo: «Avevo un camion di tacchini nella corsia a fianco, li stavano portando al macello – racconta – Li ho guardati, e anche loro mi guardavano, ho abbassato la testa. Li ho guardati ancora, e loro non mi staccavano gli occhi di dosso. Mi sentivo in colpa. Ho pensato che non volevo più mangiare carne».

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