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Posts Tagged ‘veganismo’

Rete Vai aderisce a un presidio di protesta contro la recente apertura di un nuovo fast-food della catena multinazionale McDonald’s, a Bassano del Grappa (VI).

La protesta con volantinaggio si terrà SABATO 28 LUGLIO in VIA CAPITELVECCHIO (di fronte a McDonald’s e al centro commerciale Grifone) dalle 17 alle 20.

Ringraziamo coloro che hanno organizzato la protesta, un gruppo di ragazzi che hanno deciso di uscire dall’indifferenza e di manifestare pubblicamente il loro dissenso verso lo sfruttamento violento, coercitivo e quotidiano degli Animali. Loro dimostrano che chiunque può prendere posizione e cominciare a cambiare le cose.

Alcune considerazioni che teniamo chiarire:

McDonald’s non solo rappresenta il luogo fisico dove si consumano pezzi di Animali ammazzati, ma è soprattutto un simbolo capitalista che veicola una visione antropocentrica del mondo in cui la vita, la libertà e la dignità degli Animali sono a totale disposizione della specie umana che, considerandosi moralmente superiore, si arroga il potere e il diritto di utilizzarli sfruttandoli e uccidendoli a proprio piacimento.

McDonald’s è uno dei maggiori simboli di un mondo sbagliato e distorto, per il quale lo sfruttamento del pianeta e di tutti i suoi abitanti non vale nulla se non in relazione al profitto; inoltre per gli Animali non c’è alcuna differenza se sono schiavizzati per divenire merce per una multinazionale o per qualsiasi altro ristorante.

Non manifestiamo perché gli allevamenti industriali si trasformino in allevamenti biologici, considerati ipocriticamente “etici”; perché il dominio e la costrizione, in quanto tali non sono giustificabili in nessuna sua forma. L’allevamento biologico al pari dell’allevamento intensivo considera gli Animali come merce e non come esseri senzienti, e non fa altro che mantenere l’attuale rapporto gerarchicamente privilegiato dell’uomo che utilizza gli Animali come schiavi per ogni suo scopo e bisogno: cibo, vestiario, ricerca scientifica, divertimento…

Gli Animali non sono una risorsa umana ma esistono per sé stessi, e una vita non ha più valore di un’altra indipendentemente dalla specie.

Rete V.A.I.

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www.nuovavicenza.it/2012/04/no-carne-e-derivati-a-vicenza-e-invasione-vegan/

Attivisti della Rete VAI intervistati dalla Nuova Vicenza:

No carne e derivati, a Vicenza è invasione “vegan”

C’è chi è contrario allo sfruttamento degli animali, chi è disgustato dal sapore della carne e chi dalla fredda tecnica industriale che nei macelli uccide mucche, pecore e polli. C’è chi è contro un sistema economico e chi cerca un nuovo equilibrio spirituale. Tante motivazioni diverse, un unico risultato: per il veganesimo è un momento d’oro, e anche a Vicenza si moltiplicano le occasioni per una cena senza carne, ma anche senza latticini, uova e altri prodotti di derivazione animale.
«Il fenomeno è in crescita, nelle persone sta maturando una consapevolezza che prima non c’era» dice Davide Turcato, 33 anni, da due e mezzo vegano. Davide fa parte della rete Vai, Vegani antispecisti informali, gruppo vegano attivo in Veneto e con sede a Marghera. Nel vicentino organizzano qualche cena – spesso nella sede dell’associazione Elemento di Disturbo in contra’ S. Caterina – e banchetti informativi nelle piazze. Sabato prossimo 14 aprile, a Bassano del Grappa, proietteranno il film-manifesto “Earthlings” (con musiche di Moby, dj e vegano celebre) al centro ricreativo di via Friuli 31.
A voler essere maligni, si potrebbe dire che essere vegan, oggi, è anche un po’ di moda. «Per quanto mi riguarda è un discorso etico – spiega Davide Turcato – Io non posso tollerare che vengano sfruttati altri uomini e animali per far vivere me. Faccio una scelta non cruenta. Non solo non mangio animali, ma nemmeno i derivati come latte e uova, non uso prodotti per l’igiene personale testati su animali, non porto capi in pelle». Ma perché non fermarsi al più classico vegetarianesimo? «Quando una mucca smette di produrre latte, viene macellata, di certo non la mandiamo in pensione», spiega Turcato, che è anche donatore Avis, con valori del sangue che definisce perfetti, a riprova che una buona salute non è monopolio dei carnivori. E i costi? «Non è vero che si spende tanto, anzi: vedi il prezzo della carne e del latte, tutti soldi risparmiati. Certo, il tofu e il seitan costano, ma esiste l’autoproduzione: il seitan (una specie di bistecca ricavata dal glutine e dal grano, ndr) si può fare in casa, a prezzi ridotti, ed è una miniera di proteine». Vegano si può, pure a Pasqua, quando è tradizione far fuori il capretto: «Mi siederò a tavola con la mia famiglia senza mangiarlo, per quanto mi riguarda per festeggiare basta un buon bicchiere di vino».

Oltre a Elemento di disturbo, ci sono altri posti dove mangiare vegano: a Marostica c’è il risotrante inOsteria che propone piatti vegetariani e vegani, e a Vicenza c’è da qualche mese ADA Lab (via Framarin, zona banche), un «infoshop/hacklab con annesso un Bed & Breakfast bio-vegan». Se non ci avete capito niente, ecco qua la spiegazione: ADA Lab ha un paio di stanze in affitto, ma è anche una piccola libreria dove si organizzano aperitivi e presentazioni di libri e progetti, con una particolare predilezione per le tematiche tecnologiche (per esempio i corsi di Linux), per il mondo delle autoproduzioni e per le tematiche queer, ovvero di genere. Il nome è un omaggio a Ada Byron Lovelace, ideatrice nell’800 del primo linguaggio di programmazione per computer (che non riuscì a concretizzare in vita).
Ogni venerdì c’è la cena “freegan”, cucinata con verdure scartate da fruttivendoli, negozi e mense, ma ancora in buono stato. «La cena è gratuita e preparata con cibo che altrimenti sarebbe stato buttato perché non più adeguato alla vendita perché ammaccato, o con la confezione danneggiata, ma comunque perfettamente commestibile – spiega “Ada” – Tentiamo di diffondere in questo modo una critica al modello di produzione agricola distorto dal liberismo e di affermare che il cibo dovrebbe essere un diritto e non una merce. Speriamo che le cene freegan non restino circoscritte a ADA Lab ma che tutti capiscano che combattendo lo spreco si può creare un altro modo di resistere alla crisi».
Il variopinto mondo vegan berico comprende anche Andrea Campanella, cuoco e viaggiatore che organizza spesso e volentieri cene vegane presso associazioni o case private. Nel suo sito “Pazzo da viaggiare” ha raccontato il viaggio in bicicletta che lo ha portato intorno al Mediterraneo, cucinando per raccogliere fondi per costruire dei pozzi in Kenia. Anche a Barcellona, Rotterdam, Siviglia. «Dopo la fine del viaggio ho deciso di continuare a sperimentare, fra quindici giorni ho una nuova cena, sul mio sito inizierò presto a segnalarle» racconta Andrea, che nella sua “precedente vita” era un tecnico bancario. Poi ha voltato pagina, anche grazie alla svolta alimentare: «Sono vegetariano, il veganesimo per me è l’obiettivo, ma al formaggio ancora non riesco a rinunciare». La sua “conversione”? In fila ad un semaforo: «Avevo un camion di tacchini nella corsia a fianco, li stavano portando al macello – racconta – Li ho guardati, e anche loro mi guardavano, ho abbassato la testa. Li ho guardati ancora, e loro non mi staccavano gli occhi di dosso. Mi sentivo in colpa. Ho pensato che non volevo più mangiare carne».

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